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Diventare più forti, non più magre: cosa può fare davvero l’allenamento di forza dopo i 40

Per anni ci hanno insegnato ad allenarci per essere magre. Ma dopo i 40 la forza diventa un capitale per il corpo che avremo fra dieci, venti, trent’anni. E la buona notizia è che non è affatto troppo tardi per costruirla.

Manubrio, tappetino e accessori per l'allenamento disposti in un angolo di casa illuminato dalla luce naturale.

Per moltissimi anni l’allenamento femminile ha avuto un obiettivo piuttosto monotono:

diventare più magre.

Meno peso.

Meno centimetri.

Meno pancia.

Braccia “toniche”, ma possibilmente senza il rischio terrificante di sembrare troppo muscolose.

Il corpo è stato misurato soprattutto per quanto spazio occupava.

Ad un certo punto, però, la prospettiva può cambiare.

Non perché improvvisamente smettiamo di avere uno specchio.

Ma perché cominciano ad interessarci anche altre questioni.

Riesco a sollevare la valigia senza chiedere aiuto?

Fra vent’anni riuscirò ad alzarmi da terra con facilità?

Posso portare quattro sacchetti della spesa per le scale?

Che tipo di corpo voglio avere a disposizione per la vita che voglio fare?

A quel punto la forza smette di essere una cosa da palestra.

Diventa un investimento.

Ma in menopausa non perdiamo muscolo?

Con l’età massa e funzione muscolare tendono a diminuire.

E molti studi osservano cambiamenti durante la transizione menopausale, quando cambia profondamente l’ambiente ormonale.

Gli estrogeni interagiscono con il muscolo scheletrico, quindi il loro calo potrebbe contribuire alla perdita di massa e funzione muscolare osservata in questa fase.

Non sappiamo separare perfettamente quanto dipenda dalla menopausa e quanto dall’invecchiamento che avviene nello stesso periodo.

Una review del 2026 dedicata proprio a ormoni femminili e muscolo conclude che, nonostante molti studi osservino meno massa magra dopo la menopausa, mancano ancora prove capaci di attribuire in modo netto quel cambiamento alla menopausa stessa.

Anche per la composizione corporea la ricerca continua a discutere il peso relativo di:

– ormoni;

– età;

– attività fisica;

– alimentazione;

– bilancio energetico;

– altri fattori di salute e stile di vita.

Quindi sì, è un momento in cui vale la pena prestare attenzione al muscolo.

Ma no, non scatta a cinquant’anni un timer biologico che ci trasforma inevitabilmente in una versione più debole di noi stesse.

La parte molto interessante: possiamo ancora diventare parecchio più forti

Nel 2026 una grande analisi ha riunito i risultati di 126 studi sull’allenamento di resistenza nelle donne.

Nel complesso comprendeva più di 4.000 partecipanti, circa due terzi delle quali in postmenopausa.

Le donne miglioravano significativamente la forza sia prima sia dopo la menopausa.

E soprattutto:

lo studio non ha rilevato una differenza significativa nel miglioramento della forza fra i due gruppi.

Vale la pena fermarsi qui.

Perché cambia il modo di raccontare questa fase della vita.

La postmenopausa non sembra impedire al muscolo di rispondere all’allenamento.

Non siamo davanti a un corpo che possiamo soltanto cercare di “conservare” mentre inevitabilmente peggiora.

Possiamo ancora chiedergli un adattamento.

Ed ottenerlo.

Diventare più forti non significa necessariamente ingrossare

Forza e dimensione del muscolo non sono la stessa cosa.

Possiamo distinguere almeno quattro obiettivi:

Forza: quanta forza riusciamo a produrre.

Ipertrofia: quanto cresce il muscolo.

Potenza: quanto rapidamente riusciamo a produrre forza.

Funzione: quanto quella capacità ci serve nella vita reale.

All’inizio di un programma di allenamento è perfettamente possibile diventare molto più forti senza vedere trasformazioni esorbitanti allo specchio.

La tecnica migliora.

Il sistema nervoso impara a usare meglio ciò che abbiamo.

Il corpo diventa più efficiente nel gesto.

Il primo segno che l’allenamento sta funzionando, quindi, potrebbe non essere nei jeans.

Potrebbe essere in come solleviamo la borsa della spesa.

E infatti la ricerca è più convincente sulla forza che sulla bilancia

Una meta-analisi del 2024 sui trial randomizzati nelle donne in postmenopausa ha trovato miglioramenti importanti nella forza degli arti superiori e inferiori e nella fitness fisica.

Sugli effetti per densità ossea e misure antropometriche il quadro era meno uniforme.

Una meta-analisi ancora più recente, su donne di tutte le età, trova anche piccoli miglioramenti della massa funzionale e una riduzione della massa grassa con l’allenamento di resistenza.

Ma questo non trasforma i pesi in una dieta.

E soprattutto non dovrebbe essere necessario promettere dimagrimento per convincerci che diventare più forti vale la pena.

Una donna può:

– pesare quasi uguale;

– avere una composizione corporea diversa;

– sollevare molto di più;

– muoversi meglio;

– essere fisicamente più capace.

La bilancia non sa niente di tutto questo.

Quindi dopo i 40 bisogna fare un allenamento speciale?

Qui il mercato ha già parecchie risposte.

Allenamenti ormonali.

Schemi “menopause friendly”.

Ripetizioni precise per il cortisolo.

Metodi che funzionerebbero prima dei 40 ma che improvvisamente diventano sbagliati dopo.

La ricerca, al momento, è molto meno drastica.

Una revisione del 2025 ha esaminato 69 studi di allenamento di forza nelle donne in postmenopausa e parte da un fatto abbastanza eloquente:

non esistono ancora raccomandazioni evidence-based specifiche per un programma di resistance training “da postmenopausa”.

Gli studi usano in gran parte gli stessi principi consolidati che funzionano negli adulti in generale.

E la grande meta-analisi del 2026 suggerisce che le linee guida generali possano essere applicabili anche alle donne dopo la menopausa, adattandole naturalmente alla persona.

Tradotto:

la menopausa non richiede una formula segreta.

Il corpo ha bisogno di un motivo sufficiente per adattarsi.

Quanto basta per cominciare?

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano agli adulti attività di rafforzamento dei principali gruppi muscolari almeno due giorni alla settimana.

Anche il nuovo position stand dell’American College of Sports Medicine del 2026 parte da qui.

Due giorni.

Non sei.

Non una palestra privata in garage.

Non una nuova identità da atleta.

Due appuntamenti regolari con la forza sono già un obiettivo serio.

Due sedute alla settimana sono già un riferimento solido: l’OMS raccomanda attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni a settimana, e il Position Stand ACSM 2026 rileva benefici per la forza con almeno due sedute settimanali.

Tre possono essere adatte a molte persone.

Ma non esiste un comandamento menopausale che dice tre.

Se due sedute entrano nella tua vita e tre vengono continuamente saltate, due sono un programma migliore.

E quanto pesante?

Dipende da che cosa vuoi ottenere.

Per massimizzare la forza, i carichi più elevati tendono ad avere un vantaggio.

Il nuovo position stand ACSM indica, per chi ha l’obiettivo specifico di aumentare la forza, carichi intorno all’80% del proprio massimale per 2–3 serie come una strategia efficace.

Questo non significa:

domani devi scoprire il tuo massimale di squat.

Soprattutto se non ti sei mai allenata.

Per una principiante il problema principale non è trovare la percentuale perfetta.

È imparare i movimenti, scegliere una resistenza gestibile, allenarsi con buona tecnica e aumentare gradualmente la difficoltà quando ciò che facciamo diventa facile.

Questa è la progressione.

Ed è molto meno spettacolare di molti programmi su Instagram.

I pesini leggeri sono inutili?

No.

Ma non è neanche vero che ogni peso è uguale per ogni obiettivo.

Muscoli e forza possono adattarsi con un ampio ventaglio di carichi, soprattutto quando l’allenamento è sufficientemente impegnativo.

I carichi più pesanti sono particolarmente utili quando il nostro obiettivo è migliorare la forza massima.

Carichi più leggeri possono comunque essere utili per altri obiettivi e per iniziare.

La domanda migliore non è:

questo peso è leggero o pesante in assoluto?

È:

è ancora abbastanza impegnativo per me?

Un manubrio da cinque chili può essere enormemente impegnativo per un esercizio e irrilevante per un altro.

Il corpo non legge il numero stampato sopra.

Devo arrivare al cedimento?

Non necessariamente.

Questa è una delle cose piacevoli dell’aggiornamento ACSM del 2026.

Per l’adulto sano medio, allenarsi fino al cedimento muscolare momentaneo non mostra un vantaggio abbastanza consistente da renderlo necessario.

Lo stesso vale per molte tecniche avanzate e complicate.

Drop set.

Periodizzazioni sofisticate.

Metodi con nomi che sembrano password Wi-Fi.

Possono avere un posto.

Non sono il biglietto d’ingresso.

La frase forse più importante dell’intero aggiornamento è molto meno sexy:

La costanza batte la complessità.

E devo andare in palestra?

No.

Macchine e bilancieri sono ottimi strumenti.

Non sono gli unici.

Non serve una palestra perfettamente attrezzata: elastici e allenamenti domestici sono stati studiati, e nel complesso il tipo di attrezzatura non ha influenzato in modo consistente i risultati.

Quello che conta è che la resistenza sia sufficiente e che possiamo progressivamente aumentare la richiesta.

Il muscolo non sa se la forza che gli stiamo chiedendo arriva da un bilanciere cromato o da uno zaino ben caricato.

Sa che deve produrre forza.

Detto questo, una palestra ha un vantaggio pratico: rende facile aumentare il carico in piccoli passi.

Ma se la scelta è fra un programma domestico che facciamo davvero e un abbonamento che contempla la nostra assenza, vince il salotto.

E le ossa?

Qui serve un po’ più di cautela.

La perdita di densità ossea accelera intorno alla menopausa e l’esercizio con carico è una parte importante della salute muscoloscheletrica.

Una meta-analisi del 2025 su donne in postmenopausa ha trovato effetti favorevoli del resistance training sulla densità minerale della colonna lombare, del collo del femore e dell’anca.

I programmi con intensità maggiori e durate più lunghe sembravano avere alcuni risultati migliori.

Ma negli studi c’era parecchia eterogeneità.

E quando una revisione del 2025 ha cercato specificamente trial in peri- e primissima postmenopausa, ne ha trovati appena sei, tutti con qualità delle prove bassa e rischio di bias elevato.

Quindi la conclusione non è:

“solleva pesante tre volte a settimana e previeni l’osteoporosi.”

È:

allenare la forza è una componente importante della salute di muscoli e ossa, ma non abbiamo ancora un protocollo unico dimostrato per ogni donna e ogni fase della menopausa.

Se c’è già osteoporosi, una frattura da fragilità o un rischio elevato, il programma va adattato: questo non è il momento di copiare salti e sollevamenti massimali da un reel.

La cosa che mi piace della forza è che si trasferisce fuori dall’allenamento

Un limite curioso di molti studi è che misurano il successo soprattutto con macchine e test.

Leg press.

Chest press.

Forza massima.

Sono misure utili.

Ma una revisione del 2025 fa notare che molti programmi studiati nelle donne in postmenopausa includono pochi esercizi davvero funzionali.

Eppure è lì che la forza diventa interessante.

Alzarsi dal pavimento.

Portare le borse.

Sollevare un nipote.

Spostare un vaso.

Mettere una valigia nella cappelliera.

Fare una rampa di scale senza che sembri un evento sportivo.

Avere abbastanza riserva da poter perdere un po’ di forza con l’età e restare comunque indipendenti.

Forse è questo il modo in cui dovremmo misurare il corpo che vogliamo costruire per il futuro.

Non soltanto:

quanto pesa?

Ma:

che cosa sa fare?

E se non ho mai fatto pesi?

Allora hai una cosa molto preziosa:

margine di miglioramento.

Il nuovo position stand ACSM sottolinea che il salto più importante arriva spesso semplicemente passando da nessun allenamento di resistenza a qualche forma di allenamento regolare.

Non serve essere già forti per iniziare ad allenare la forza.

È l’allenamento che serve per diventarlo.

Cominciare può voler dire:

– imparare pochi movimenti fondamentali;

– allenare tutto il corpo;

– due volte a settimana;

– con una resistenza che controlli bene;

– aumentando poco alla volta.

Non è una prescrizione individuale.

È un concetto.

Partire abbastanza facile da poter continuare. E non restare per sempre allo stesso livello.

Quando invece è meglio farsi aiutare

Allenare la forza è raccomandato per la grande maggioranza degli adulti.

Ma “fa bene” non significa che ogni esercizio sia giusto per chiunque, in qualunque momento.

Vale la pena avere una guida individuale se ci sono, per esempio:

– osteoporosi o precedenti fratture da fragilità;

– dolore o infortuni muscoloscheletrici importanti;

– malattie cardiovascolari o pressione non controllata;

– problemi neurologici o di equilibrio;

– interventi chirurgici recenti;

– altre condizioni che modificano la sicurezza dell’esercizio.

Un buon programma non dimostra coraggio ignorando il corpo.

Lo usa come dato di progetto.

E la terapia ormonale aiuta a mantenere il muscolo?

È una domanda interessante.

E, ancora una volta, la risposta semplice sarebbe troppo sicura.

Nel 2025 una revisione sistematica ha esaminato gli studi sulla terapia ormonale e sulla sarcopenia o i suoi componenti.

Il problema è che nessuno degli studi inclusi utilizzava una moderna definizione condivisa di sarcopenia.

Molti dati erano vecchi, le formulazioni ormonali variavano e il rischio di bias era elevato.

I risultati su forza, performance fisica e quantità di muscolo non erano coerenti.

Quindi oggi non abbiamo una buona base per dire:

terapia ormonale = conservazione del muscolo.

E soprattutto non abbiamo motivo di pensare che l’allenamento funzioni soltanto se gli estrogeni vengono sostituiti.

La prova più rassicurante rimane quella da cui siamo partite:

le donne dopo la menopausa diventano più forti quando allenano la forza.

Non stiamo allenando il corpo dei trent’anni

Forse è qui che cambia davvero la prospettiva.

Lo scopo non deve essere dimostrare che a cinquanta possiamo avere esattamente il corpo che avevamo a trenta.

Quel corpo aveva trent’anni.

Questo ne ha cinquanta.

Ha una storia più lunga.

Forse ha avuto gravidanze.

Forse ha avuto infortuni.

Forse dorme diversamente.

Forse sta attraversando la menopausa.

E può comunque imparare a fare qualcosa che ieri non sapeva fare.

Sollevare più peso.

Fare un push-up che prima non riusciva.

Portare la valigia.

Salire le scale meglio.

Avere più muscolo disponibile per il futuro.

Non è poco.

Cambiamo unità di misura

Per anni potremmo aver chiesto al nostro corpo:

quanto puoi dimagrire?

Forse, a un certo punto, vale la pena cambiare domanda.

Quanto puoi diventare capace?

La ricerca, qui, ci dà una risposta piuttosto incoraggiante.

Anche dopo la menopausa possiamo costruire forza.

Non serve un metodo segreto.

Non serve allenarsi tutti i giorni.

Non serve nemmeno innamorarsi della palestra.

Serve dare ai muscoli una ragione per adattarsi.

Poi tornare.

E dargliene un’altra.

Nota

Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica o una prescrizione di esercizio individuale. In presenza di osteoporosi, precedenti fratture, patologie cardiovascolari, dolore importante, problemi neurologici o altre condizioni che possono influenzare la sicurezza dell’allenamento, il programma va personalizzato con un professionista qualificato.

Fonti

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Ultima revisione settembre 2026